"...vi sono alcune piccole fontane, che sembrano a prima giunta di una natura assai strana e maravigliosa. Ad avviso di molti dotti credonsi i famosi Palici degli Antichi, ed in oggi si chiamano volgarmente le Salinelle..." Giuseppe Recupero (1720-1778)
 

Salinelle, maccalube, salse, sono tutti sinonimi per definire un fenomeno pseudovulcanico ubicato nel basso versante Sud-Occidentale dell'Etna e precisamnte nei territori di Paternò e Belpasso.

LA GALLERIA FOTOGRAFICA SULLE MACCALUBE DI PATERNO'

 
Giunti sul sito dove si manifesta tale fenomeno, rimaniamo subito colpiti per come la natura sia instancabile generatrice di spettacolari forme che si manifestano in emissioni di fanghi che, alle volte, raggiungono il metro di altezza;
sono getti improvvisi e rapidi che solamente un tempo di scatto altrettanto veloce puo' congelare e successivamente mostrare delle immagini suggestive e inaspettate per le disparate forme plastiche che vengono modellate in aria.

Le salinelle sono emissioni superficiali idroargillose ricche di sali minerali che accumulandosi in superficie hanno creato diversi vulcanetti di fango; alcuni di essi sono di notevoli dimensioni.

La temperatura di queste acque termali fangose non è elevata, con valori tra 16 e 18° C e solo in alcune fasi parossistiche del 1866, 1879 e 1954 si sono registrate temperature comprese tra 46 e 49° C con colonne di acqua fangosa alte fino a 1,5m.

   
La causa principale di queste manifestazioni è caratterizzata da una sorgente magmatica, infatti, si ipotizza che tali fenomeni rappresentino un anello di congiunzione fra l'attività dell'Etna e le ultime fasi di un'antica attività vulcanica la cui testimonianza attuale è data dal vulcanetto di Paternò, che rappresenta una delle prime manifestazioni vulcaniche della zona pre-etnea in ambiente subaereo.
   

L'elevata salinità delle acque che risalgono in superficie è causa dell'assenza di vegetazione e di incrostazioni biancastre. L'attività dei vulcanetti alterna fasi parossistiche con spettacolari colate di fango, a cui seguono periodi di quiescenza.

Sono molte le leggende nate dalla fantasia popolare intorno a queste manifestazioni, ad esempio, gli antichi greci consideravano le salinelle come delle manifestazioni degli dei. Suscitarono anche un profondo fascino nei viaggiatori stranieri venuti in Sicilia.
Guy De Maupassant vedeva i vulcanetti come delle pustole di una terribile malattia della natura (1885).

   
Di questo luogo scrisse Giuseppe Recupero, studioso di vulcanologia, nel suo trattato "Storia naturale e generale dell' Etna" del 1815:

"...sono esse cosi' sorprendenti che se mi fosse lecito, vorrei chiamarle con un nuovo e specioso titolo Vulcani d'acqua per la molta analogia, che si vede tra le leggi tenute da questi getti d'acqua, e quelle osservate da' getti di fuoco, che sono detti Vulcani..."

"...dunque altro esse non sono, che tante conche, come caldaie di acqua torbida, che bolle. Porta quest' apparenza la mente ad immaginarsi in dette fontane un calore molto sensibile ed irregolare, ma immergendosi la mano, fuor d'ogni espettazione si vede che l'acqua e' in alcune conche ben calda, in altre tiepida, ed in altre assolutamente fredda..."

 

Questo sito di grande importanza naturalistica ci ha offerto la possibilita' di catturare delle immagini particolarmente artistiche create non solo dai getti aerei, ma anche da flussi di fango che si sovrappongono su quelli ormai essiccati e da conche e dai bollori in essi presenti che, come se fossero ripresi da altissima quota, appaiono come enormi distese di materiali emessi dalla bocca centrale di un' altrettanto enorme vulcano...e piace agli autori, questa analogia con la vicinissima Etna...

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